LA RESISTENZA
Chi non capisce il Vangelo non capisce neanche la guerra.
Risultato renitente alla chiamata alle armi, si arruola nelle file della Resistenza, di cui sarà protagonista con il nome di Pollaiolo, nella divisione Pinan Cichero di stanza sull’Appennino Ligure e nel basso Piemonte.
L’esperienza nella lotta per la Liberazione lo segnerà per sempre nelle scelte artistiche e lavorative come in quelle politiche e di vita. Le visioni dei massacri, degli assalti e la vita sulle montagne lo accompagneranno in ogni suo lavoro, anche nel Dopoguerra e fino agli ultimi giorni.
Insieme a Renato Cenni (1906-1976) (Neri) e Vittorio Magnani documentarono su carta i fatti che portarono alla liberazione di un vasto territorio tra Liguria, Piemonte ed Emilia noto come la Repubblica di Torriglia. Questo documento, qui trascritto, ci permette di immergerci nei luoghi e negli avvenimenti ritratti nelle opere della Resistenza, nei preziosi dipinti oggi in parte esposti a Borzonasca
Testo sulla resistenza di Nicola Neonato
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(…) nascondendosi a Genova. Ero a conoscenza dei primi nuclei di partigiani che si stavano costituendo in montagna e dei primi partiti da Lavagna, Bini 1 Giovanni Serbandini (1912-1999) nato a Chiavari, laureato in lettere, fu giornalista e parlamentare comunista, Medaglia d’Argento al Valor Militare. Aderì al Partito nel 1938, mentre si trovava come insegnante a La Spezia e fu arrestato dalla polizia fascista e processato dal Tribunale speciale, che lo condannò a quattro anni di carcere. Nel 1942 il giovane insegnante aveva ripreso l’attività politica clandestina e dopo l’8 settembre del 1943 fu tra gli organizzatori della prima banda partigiana che si era formata sulle montagne liguri, a Cichero. Durante la Resistenza, “Bini” (questo il suo nome di battaglia, che nel 1970, per decreto del Presidente della Repubblica, poté aggiungere al cognome originario) fondò e diresse il periodico Il Partigiano. Questo foglio, dall’agosto 1944 alla Liberazione, fu stampato in quindici numeri a Bobbio, in Val Trebbia. Dopo la sconfitta dei nazifascisti, Serbandini fondò e diresse l’edizione genovese de l’Unità, che lasciò quando fu eletto deputato per il PCI. Parlamentare per due legislature, Bini è stato anche poeta e sulla Resistenza ha pubblicato nel 1961, presso Guanda, una raccolta di versi dal titolo “Poesie Partigiane”. Nel dicembre del 2004, la città di Lavagna, in collaborazione con la sezione locale dell’ANPI, ha deciso di intitolare a Serbandini la propria Biblioteca civica. Anche una strada di Fontanigorda porta il nome del valoroso protagonista della Resistenza. e Bisagno che aveva rastrellato un po’ di armi lasciate dagli italiani prima che se ne impadronissero i tedeschi.
Nella confusione generale avevo capito c’era l’innocente speranza che i tedeschi mollassero l’osso e che perlomeno gli alleati tentassero uno sbarco. I tedeschi erano dappertutto e da nessuna parte spostamenti velocissimi e contrordini rendevano impossibile ogni informazione utile a chi le chiedeva. Insomma impotenza assoluta. Il comitato giovanile di Chiavari (311°) malgrado la buona volontà non poté e non avrebbe potuto far nulla o poco col pericolo di mettere a repentaglio la loro vita e quella di parecchia gente, però c’era entusiasmo e più nel generale sgomento speranze davvero strane. C’era anche l’avanzata dei Russi che era forse l’unica garanzia la vera grande speranza in quel momento e più lo sarebbe stata nell’inverno successivo e tempi successivi. Continuavo a dipingere Venne l’inverno e continuai a dipingere come potevo ritratti di ragazzi che diventarono partigiani, paesaggi nature morte quasi tutti perduti nel tremendo bombardamento di Borzonasca del settembre 1944. Passai l’inverno a Borzonasca assistei a maggio alla fucilazione di Severino2 Raimondo Saverino, detto Severino (1923-1944) nato a Licata, fu catturato il 21 maggio 1944, sui monti di Chiavari. Torturato e invano interrogato per scoprire i suoi complici, fu condotto a Borzonasca e fucilato di fronte alla chiesa del paese. A Neonato sarà commissionato il monumento in sua memoria e nel cimitero di Borzonasca riposano i resti dell’eroe. In Sicilia invece si trova un altro monumento opera di Silvio Benedetto. e dopo subito partii per Sestri Levante ero stato citato anche dalla Fiamma Repubblicana.
Da Sestri in giugno partimmo per la montagna con un sestrese passai dal passo del bracco e arrivammo di li passando sui monti alla Forcella arrivai a Vico Soprano dove avevo degli amici che mi avevano preceduto: si era in pieno rastrellamento: armamento una pistola in tre: lo sfascio delle brigate partigiane era grave era il primo grande scontro: io andai verso Bobbio dove il rastrellamento non era ancora arrivato era in corso. La notizia del bombardamento di Settembre 44 mi trovò mentre ero di nuovo a Vico Soprano dove potevamo fidarci di persone sicure. Seppi da gente che veniva da Capanne che era morto mio fratello niente sapevo di mia madre e dell’altro fratello ch’era con mia madre. Andai subito al mio paese. Arrivai. Il mio studio era un sottotetto le bombe l’avevano fatto finire sotto le fondamenta: mi fermai a scavare tutto ciò che era carta e tela persi tutto (il lavoro di oltre 10 anni) rimase qualche cartone piccolo e qualche tela ritratto che si trovò in posizione protetta. Finito il lavoro di scavo e di salvataggio portandola in campagna dove mia madre e mio fratello venuto da militare con febbri reumatiche ritornai in montagna e puntai su Bobbio trovai Bini a fare il giornale “il partigiano”. C’era il rastrellamento invernale in città i tedeschi avevano già attaccato da Varzi (?) da tutti i punti. Si pensò ai feriti dove trasportarli.
I nazisti attaccavano dall’all’oltrepò pavese in tutte le direzioni partigiani piemontesi sbandati tentavano un incontro sopra ?
il problema più grande della vita partigiana era quello in casi di ritirata dove mettere i partigiani ammalati e feriti e nessuno li voleva: trovare un ferito in una casa era la fine di chi lo aveva ospitato casa bruciata e morte probabile di chi li ospitava. Partimmo da Bobbio con questo camion di feriti. Fu un viaggio triste e piano di preoccupazioni. Non eravamo nemmeno sicuri che la colonia di PIETRANERA fosse ancora in zona nostra sapevamo che c’erano già dei feriti e degli ammalati. Arrivammo finalmente e trovammo una situazione con qualche possibilità. Noi portammo dei feriti gravi lì c’era anche un morto su un tavolino che disegnai, due dei feriti portati da noi erano gravi; il pus usciva dalla bende in parti nere di sangue rappreso era freddo erano anche malcoperti: mi chiedevano che cosa avrebbero fatto i medici per loro. Poco dopo ripartii ero avvilito e stanco e arrivai al Gorreto entrai nella sala del Castello intorno era tutto bagnato di orina e di escrementi solidi. Non stavo più in piedi dal sonno e dalla stanchezza. In quel momento arrivò “Bisagno” volle sentire direttamente un partigiano che telefonava dal Bracco: diede ordine di ritirata annullando gli altri ordini precedenti di un altro capo che aveva invitato a resistere era comodo lui era a molti km di distanza da dove si combatteva. Bisagno mezz’ora prima aveva avuto uno scontro coi tedeschi era stanco e mentre un altro capo se ne stava al caldo in salotto riservato con un antico camino acceso lui si butto in un angolo e strappammo una delle ultime tende dalla finestra al riparo dal freddo e cadde nel sonno ed io mi coricai a pensare ai fatti della giornata. Vedevo le sue gambe [del corpo morto] da cui usciva dalle bende puzza e altro e per quanto senta xxxx la sento anche adesso.
Non seppi più niente dei feriti io stavo andando verso la Forcella Fontanigorda per andare passare verso l’aveto e poi da Rocchetta a Varese Ligure e da Virgola ero con il fratello di Dente e Bini cercava Ero mandato a veder o meglio cercar di capire qual’era la situazione della zona senza responsabilità (contavo poco) di ispezionare cosa pensavano della situazione militare trovai Virgola 3 Eraldo Fico (1915-1959) Figlio di Gian Battista Fico, militante socialista ucciso dalle squadre fasciste, combatté prima in un reggimento alpino della Divisione Cuneese sul fronte francese e successivamente prese parte alla campagna di Grecia con la Divisione Julia. Divenne il comandante della Divisione “Coduri” (facente capo al Comitato di Liberazione Nazionale del Nord Italia), la quale agì nel Tigullio a partire dall’8 settembre del 1943, rivestendo un ruolo fondamentale per la liberazione della zona dall’occupazione fascista. Al termine del conflitto Fico fu decorato dal governo degli Stati Uniti d’America con la Bronze Star, per il contributo militare fornito alle truppe Alleate. Fu il padre dell’attrice Enrica Fico moglie di Michelangelo Antonioni. Ha perduto la vita nel 1959 a causa di un incidente automobilistico. silenzioso e sereno e il commissario Leone4 Francesco Leone (1900-1984) Deputato della Repubblica Italiana, Senatore e membro dell’Assemblea costituente, sul suo ruolo nella lotta di liberazione incavolato con me perché non era proprio convinto della mia identità; alla Forcella durante il rastrellamento di agosto mi aveva preso per una spia! Ma di questo fatto parlammo a parte il fratello di Dente gli spiego tutto le ragioni perché ero li e da dove venivo. Passando sul Groppo trovai le unità di Rocchetta e quelli della zona della Spezia. La VI zona ancora finiva a Valletti e passava sul Bracco. Alla riunione del Groppo trovai anche Cavassa 5Umberto Vittorio Cavassa (1890-1972) stabilitosi a Chiavari nel 1902, città della quale è anche cittadino onorario, dopo gli studi classici e la laurea in giurisprudenza, entrò nel giornalismo nel 1924. Per breve tempo fu redattore del Giornale d’Italia, poi entrò a far parte del Lavoro di Genova, del quale nel 1943 divenne direttore. Dopo la guerra diresse il Secolo XIX tra il giugno del 1946 e il dicembre 1968. È anche noto per aver scritto alcuni romanzi, come “I giorni di Casimiro”(1948), “Gente diversa” (1956) e “La gloria che passò” (1961)che poi divenne il direttore del secolo XIX Era già in moto il rastrellamento che avrebbe presto ridotto male la Centocroci e sarebbe arrivato a rastrellare tutto l’appenino ligure.
Arrivai a Santo Stefano d’aveto e poi discesi a Rezzaglio e trovai Bini che avevo lasciato a Bobbio occupata dai nazifascisti*anche la. Tutte le divisioni partigiane erano passatte all’attesa entrando in clandestinità. La maggior parte avevano costruito rifugi e vi si erano in qualche modo alloggiati sperando che i rastrellatori rientrassero nei loro alloggiamenti invernali.
Avevamo costruito un rifugio vicino a Scorticata piccolo nucleo abitato sotto un centinaio di metri.
*Da poco eravamo in zona quando arrivò l’annuncio da Vico Soprano che stavano arrivando i mongoli: corpi formati da prigionieri russi che ubbriacati e lanciati contro di noi e contro le popolazioni avevano fama di ferocia degna dei loro ascendenti discendenti tartari. Nella zona dopo il loro passaggio non si senti niente di grave parlare di niente di grave case bruciate.
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Ci accomodammo in un fienile vuoto ed altro locale con fogliame. Riuscimmo a trovare una stufa a due fuochi e in qualche modo la mettemmo in condizione di funzionare Bini visitò quelle poche persone che vivevano in quelle poche case e ritornò una minestra vera che Bini definì veramente “sana”: quattro pezzi di patate una non identificata foglia verde e un po di fili di pasta. Non avevamo mangiato dall’arrivo a Rezzoaglio per via dei mongoli in arrivo era almeno l’una del 1 gennaio 1945. Sana si: la minestra non fece male a nessuno. Non avrei mai pensato di rimanere in quel posto fino alle fine di marzo del 1945. I rastrellamenti di quel periodo portarono a Scorticata anche lo stato maggiore della Sesta zona operativa e li conobbi il colonello Lasagna [Lazagna]6
Giovambattista Lazagna (1923-2003) detto Giambattista, GB o Gibì, nome di battaglia Carlo, è stato un politico, scrittore, partigiano, legionario e avvocato italiano. Medaglia d’argento al Valor Militare per la sua partecipazione alla Resistenza italiana nelle fila delle Brigate Garibaldi del Partito Comunista Italiano. Amico di Giangiacomo Feltrinelli, negli anni di piombo fu coinvolto nel processo sulle attività e la morte dell’editore e, per reati minori, in un processo alle Brigate Rosse, ma fu scagionato, prosciolto e assolto dalle imputazioni. Fece parte, con Dario Fo, Franca Rame ed altri, del gruppo di Soccorso Rosso Militante.
sempre pronto ad ironizzare pur essendo con la famiglia impegnata nella Resistenza con un figlio gravemente ferito una figlia prigioniera dei fascisti e il resto della famiglia alla macchia coi i partigiani conobbi il maggiore Inglese e il maggiore americano Van (Vanutelli (?)) ed ebbi occasione di rivedere Bisagno che avevo visto visto in novembre a Gorreto e che dormì con me nel castello tra piscio e rumenta. Trovai poi l’uomo che mi impressiono di più MORO- mi parlo della difficoltà reali in cui si trovano i partigiani vidi il … (?)
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CROCE – SCORTICATA
La permanenza a Scorticata segnò una cosa importante: incontrai Bisagno che avevo già incontrato a Gorreto ci fu come mi pare di aver già detto la permanenza per qualche giorno della divisione inglese e americana ma voglio parlare della permanenza nel posto della sezione “Stampa Sergio” composta da Bini, Pollaiolo, Magnani, Marcello, Spartaco 7
Marcello sarebbe stato il soprannome di Vittorio Magnani, artista ligure e amico di Neonato, ma potrebbe anche trattarsi più verosimilmente di Marcello Paglia (1927-1945) anche se il suo nome di battaglia era Joan; trovò la morte in circostante drammatiche, colpito dai proiettili di un cecchino subito dopo la Liberazione, nel tentativo di riparare suo zio Cesare Paglia (già commissario politico GAP della Brigata Attilio Firpo, antecedentemente chiamata Pinetti). Joan aveva combattuto, durante la lotta partigiana, nella Brigata Jori (Carlo Jori fu tra gli organizzatori della Resistenza in Piemonte e Genova gli ha intitolato una strada), che faceva parte della divisione Cichero.
, Pollaiolo [come veniva chiamato Neonato], Spartaco8
Spartaco Barale (1922-1924)
, Viveva vicina al nostro alloggio una famiglia sfollata ma originaria della zona con due bambini un maschietto e una bambina. Bini poi pare riusci a raccogliere qualche altro e cominciò a fare il maestro con un impegno di chi deve perlomeno finire l’anno. Con Bini l’atmosfera aveva qualcosa di religioso ed anche i partigiani del distaccamento ne erano affascinati. – Le puntate ed piu che veri e propri rastrellamenti continuavano ma sempre lontani. le pattuglie della sez. del dist. FUOCO a cui davamo il nostro apporto segnalavano qualche scontro lontano i tedeschi e i fascisti salvo qualche rastrellamento puntata verso l’Antola dove furono trovarono Croce 9 Stefano Malatesta (?) e furono fatti parecchi prigionieri tedeschi e nazisti. Croce fu trovarono Croce che nel complesso gli uomini del FUOCO ed anche altri distaccamenti benche male equipaggiati (per andare di pattuglia quelli che rientravano scambiavano passavano le scarpe a quelli che usciva e molti avevano la diarrea per il freddo per il cattivo o scarso cibo e almeno la metà erano (col permesso del comando) a casa da qualche per la difficolta di aver viver a casa o in precari alloggi ed anche alcuni [avevano], non dico disertato, ma [erano] scappati cercando di sparire per tutti e per tempi migliori meno difficili migliori uscire meno pericolosi e più favorevoli a salvare la pelle: uscire allo scoperto e nemico permettendo, meglio se vinto, fieramente bellicosi, poi fortunati (“miles gloriosus”) con conseguenti annessi conti in banca e alti stipendi.
Arrivammo a Genova con ancora i tedeschi alla foce, al miramare, in porto e in qualche forte. Vedemmo Eravamo in Piazza della Vittoria e vedemmo due carri armati in mano ai partigiani. Stabilimmo di portarci alla foce dove nella zona di Lido dove entrammo e provvisoriamente restammo per qualche giorno. Non ricordo perché era li con noi della Stampa (AMAVA LA PUBBLICITA) il Maggiore Americano Van-Vanutelli originario napoletano e m’impressionò per la sua meraviglia per le case italiane disse: Ma questa è una città di Signori! Credeva che l’Italia fosse al massimo una Fontanigorda o Scorticata o Carrega. Un giorno, sempre in questa villa venne Sandro Pertini che io non sapevo assolutamente chi fosse. Mi chiese col suo modo di fare che cercava Bini il direttore della sezione Stampa Sergio. Risposi che Bini era assente che c’ero io, ero il vice. Seccato mi disse ripeté che cercava Bini e girò il sedere e se ne andò. Non feci caso alla cosa ma io non fui più cortese di lui. Seppi non era armato e solo lo lasciai andare e per un pezzo non seppi nemmeno chi era.
Portammo la sede del giornale nel centro di Genova nel grattacielo piccolo. Io ero direttore amministrativo e si organizzo il “Partigiano” già nato precariamente in montagna uscito in ciclostile illegibile e finalmente con a disposizione una vera tipografia e l’appoggio per i servizi dell’Unità. Bini aveva un grande amore per la carta stampata per il suo giornale uscito qualche volta in montagna ma sempre interrotto […] da rastrellamenti e dalle perdite continue delle dei mezzi per stamparlo e aveva dato a Spartaco la reale direzione del giornale e poi venne Giacobbe Ginelli ed altri. L’unica azione mia che seccò i miei compagni giornalisti fu la vendita della 500 che doveva servire per quello che può servire una macchina al giornale.
I ragazzi erano giovanissimi. 10 anni meno di me almeno, non sopportavano l’affronto, ed io me ne infischiai e dissi loro che mi vergognavo non della povertà nostra ma del cattivo esempio da veri fascisti che per portare una velina in piazza Santa marta, c’era a fare quei cento metri con gambe ventenni non ci volesse la macchina mentre fuori vedevano povera gente anche con morti che trascinava qualche mobile o qualche pezzo d’uso casalingo a spalle e i più fortunati con qualche carretto. Vidi che non era più il partigiano della montagna quello in città e negli individui riconoscevo gli egoisti degli altri e l’assalto al potere. Dopo tutto non fui non ero giornalista. Guardavo a quello, pensavo da antifascista a quello che stava succedendo. Nel frattempo erano successe parecchie cose qualcuna e una sola ne racconto sull’epurazione. Un bel giorno mi sento chiamare da un ex un quasi ex partigiano e poi parla che c’era da epurare una persona: non mi disse che era un’artista. siccome da “partigiano” avevo attaccato gente che conoscevo bene che certamente aveva mandato a finire a Morte miei conoscenti antifascisti ed anche una personalità dell’alta finanza (mi accorsi dopo che era adoperato per altro). Arrivai in aula e dove si alzò un signore un artista e cominciò coll’attaccare uno scultore che conoscevo: come il tipico esempio di artista del Partito Fascista senza però fare opere nome di opera dello stesso. Rimbeccai dicendo al pubblico e chiedendo allo stesso se non era lui quello che aveva fatto, senza concorso, un lavoro per uso pubblico per 50.000 Lire nel 30 (valore d’adesso oltre 100.000.000) ordinato da un Podestà? Rispose allibito: allora sono da epurare anch’io. Risposi secco: io non sono qui per epurare nessuno tanto meno uno che fa il mio mestiere e me ne andai. I protagonisti di questi fatti sono da tempo morti.
A proposito di gradi qualcuno ogni tanto mi chiede ma tu arrivato a Genova non avevi il grado di Comandante? Si in montagna a Genova ero Commissario di Brigata nominato dal comando VI zona operativa. Dopo la commissione di revisione dei gradi mi dimise e non mi comunicò mai niente. Mentre gente che è scappata acquisì gradi che non portavano alla discesa dalla montagna. Che miserie!! poveracci!
Della sterminata produzione relativa ai periodi di militanza partigiana alcuni disegni sono stati depositati presso il Museo del Risorgimento di Genova ma una grande quantità è dispersa tra i collezionisti. Una serie di opere e schizzi furono venduti, subito dopo la Liberazione, sulle strade di Genova dall’artista stesso insieme ai compagni Neri e Marcello, e vennero acquistati da inglesi e americani.
Alla morte dell’artista alcune opere sono state donate dagli eredi al Comune di Borzonasca che ha creato una pinacoteca che raccoglie esempi tra i più preziosi di Neonato durante il periodo della Resistenza.
Nel 1997 fu allestita a Sarzana una mostra “Artisti per la Libertà. Disegni della resistenza 1941-45” in cui alcuni lavori di Neonato furono esposti insieme a Guttuso, Birolli, Vedova e altri nomi che hanno riflettuto sul tema e contribuito a testimoniare con le loro opere la lotta partigiana; il lavoro di Neonato fu però eseguito sul campo, a differenza di alcune opere più note, e rappresenta quindi un documento feroce e straordinario. Nella Pasqua del 1945 allestisce a Fontanigorda una “Mostra d’Arte Partigiana” a due chilometri dagli avamposti tedeschi, caso unico nel panorama artistico del periodo.
Commoventi sono gli schizzi eseguiti su fogli seicenteschi, rinvenuti in archivi presso parrocchie o enti in edifici occupati dai partigiani, alcune tele al grezzo sono riutilizzi di sacchi di iuta dai rifornimenti americani, dettagli che fanno capire quanto sia stato forte il bisogno di Neonato di imprimere le scene vissute per renderle in qualche modo eterne.
Intervento della Senatrice Maria Grazia Daniele, a Borzonasca il 25 Aprile 2023
Documenti che attestano la partecipazione di Nicola Neonato alla Resistenza