LA FORMAZIONE

Nicola Neonato nasce il 13 marzo 1912 a Borzonasca. Della sua infanzia e dei genitori è lui stesso a parlare in un manoscritto redatto per servire alla stesura di un testo biografico.

Nicola Neonato a 18 anni

Mio padre [Carlo Neonato (1881-1938)] nacque a Borzonasca nel 1881, del nonno so pochissimo forse perché morto presto. Il mio bisnonno morì nel 1917 e so che era un trovatello nato nel 1820 a Genova ed allevato a Borzonasca da una donna di cui conosco solo il soprannome “caciulla” (?) da cui tutti i discendenti del trovatello furono chiamati “Caciulli”.

Ritratto di Indio
Ritratto di Indio

(...) mio padre era un uomo alto, figlio di un piccolo commerciante, lavorò in famiglia e incontrò mia mamma, figlia di una toscana e di un veneto e sposandola ruppe con la mia famiglia, una sera uscì di casa senza giacca e non tornò più non chiedendo mai nulla. Visse sempre, finché visse, di quello di cui poteva aver diritto. Qualche volta mia madre gli faceva notare che lui aveva cinque figli. (…) era un gran lavoratore, disordinato ma in fondo efficiente. Se penso al suo equilibrio nel giudicare e castigare i figli quando è necessario…io sono stato il primo che ha castigato e penso alla cinghia che mi lasciava spesso nella schiena delle ferite. Solo la punizione corporale riusciva a farmi capire che aveva ragione e che avevo fatto qualcosa di grave. Io ero il più deciso e finivo col primeggiare. Mi padre fu sempre fermissimo nell’estromettere le cattive compagnie e non gli interessava se loro erano puniti o no (…) L’altra faccia di mio padre era quella della spagnola del Dopoguerra. Era preoccupatissimo e rimase solo in piedi a curarci. Anche mia madre era a letto, era dolce e alla fine venne la febbre anche a lui, resistette e fortunatamente poi mia madre iniziò a rimettersi in piedi. Mio padre riuscì a non farci mai mancare niente e partiì da zero con mia madre, era fuori da ogni esperienza di negozio e di commercio. Mia madre,Velmira Madalozzo, figlia di un veneto, maresciallo dei carabinieri, e di una toscana (garfagnina) ebbe esperienza. Rimasta vedova mia nonna, mia madre fu messa in orfanotrofio di cui parlò sempre poco, in cui aveva molto sofferto e poi ebbe anche altre vicissitudini. Il mio bisnonno materno venne a Borzonasca come ufficiale giudiziario della Pretura Locale, veniva dalla Spezia.

Il giovane Nicola ha frequentato la scuola a Borzonasca ma a dodici anni abbandona gli studi per aiutare la famiglia e inizia a lavorare come meccanico. Svolge lavoretti saltuari fino ad imbarcarsi, all’età di quattordici anni, come mozzo su un rimorchiatore nel porto di Genova. È la sua prima esperienza in mare da cui non sarà molto soddisfatto; infatti, un anno dopo si adatta al mestiere di “porta ferri” in miniera a Caroso Castello, frazione di Borzonasca, ritornando però presto a lavorare a Genova come calderaio e carrettiere al porto.

A quindici anni e mezzo decide di imbarcarsi sul “Carignano”, diretto in Australia, con una sosta in India. Durante il viaggio si fa riconoscere per il suo carattere che fu sempre ribelle, ancor di più in gioventù: fa a pugni con il cuoco che pare avesse tentato di accoltellarlo durante una lite e viene licenziato e rispedito a Genova.

Rientrato in Italia a sedici anni trova impiego come battichiodi nella diga sul Lago Giacopiane, nel comune di Borzonasca.

In un momento di sosta dai suoi viaggi sulle navi, durante il quale studiava l’inglese, si avvicina alla pittura da autodidatta, dipingendo il fratellino. La passione per l’Arte lo travolge e inizia ad affinare le sue capacità, già naturalmente dotato. Alla sera frequenta l’Accademia Ligustica di Genova, mentre di giorno lavora come battimazza in porto e imbianchino e decoratore a Sampierdarena.

Autoritratto,1934 olio su tavola 45x34

Nel 1935 espone un paesaggio alla VI mostra del Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti a Genova e si avvicina alla pittura a fresco lavorando per l’esposizione dei Prelittoriali Liguri del Guf (Gruppo Universitario Fascista), esponendo un’opera che gli frutta la prima recensione. 1  Cfr. Franco Ragazzi (a cura di), Nicola Neonato 1912-2006. Pittura, scultura, disegno, pag. 73, De Ferrari editore, Genova 2008. Il primo articolo dedicato al lavoro di Neonato fu scritto da Giorgio Berzero, critico letterario.
Nel 1936 si iscrive ai corsi di nudo a Firenze, dove segue anche la
scuola di pittura per stranieri per interesse di Felice Carena (1879-1966) un maestro che influenzerà il suo stile e gli consegnerà i primi rudimenti tecnici. 

A Venezia svolge il servizio militare e segue i corsi alla Scuola del Carmine dove non può diplomarsi, ma gli è concesso di frequentare le lezioni serali tenute dal prof. Pasqui, al quale rimarrà sempre legato.

Nel 1938, all’età di soli 22 anni, Neonato ha già conosciuto gli ambienti delle capitali artistiche italiane, soprattutto ha studiato i grandi maestri del passato, da cui ha assimilato la capacità compositiva. Tornato a Genova espone una natura morta alla decima mostra del Sindacato Interprovinciale Fascista e vince la borsa di studio Brignole Sale, per un periodo di formazione a Roma, dove si iscrive alla scuola di nudo e apre il primo studio in via Flaminia, condiviso con un amico, che ricorderà come una cassa da morto. Durante il soggiorno romano, si appassiona all’archeologia e ha la possibilità di approfondire lo studio degli artisti romani e di entrare in contatto con la Nuova Scuola di “Novecento” e con gli artisti promossi da Margherita Sarfatti. Rimarrà nella capitale dal 1939 al 1943 quando viene richiamato alle armi. Nel 1941 è a Borzonasca, dove affresca la casa natale, colpita dai bombardamenti e un palazzo sulla via principale con scene di vita legate al lavoro, che si può ancora ammirare.