ricordi

Coniugi Neonato

Quando ero ragazzina a volte capitava che stessi dagli zii un pochino. Una volta devo aver dormito a casa loro a Rapallo. Io mi sono sempre svegliata presto la mattina e quindi cominciai ad aggirarmi per la casa. In un’area molto luminosa della loro mansarda di Rapallo, dove lo zio aveva lo studio, trovai zio Nicola, in abiti da lavoro, con i pennelli in mano e circondato dai suoi libri di arte. Io mi stupii molto che fosse già sveglio e in piena azione, non avevo idea di quale fosse il “lavoro dell’artista”. Mi spiegò come la sua arte si basasse anche sullo studio dei grandi della pittura e infatti nella loro casa c’erano moltissime collane d’arte. Imparai che l’artista bohémien è un’idea, anche chi vive di arte lavora molto e nel caso dello zio fu certamente così.

Coniugi Neonato

Quando ero ragazzina a volte capitava che stessi dagli zii un pochino. Una volta devo aver dormito a casa loro a Rapallo. Io mi sono sempre svegliata presto la mattina e quindi cominciai ad aggirarmi per la casa. In un’area molto luminosa della loro mansarda di Rapallo, dove lo zio aveva lo studio, trovai zio Nicola, in abiti da lavoro, con i pennelli in mano e circondato dai suoi libri di arte. Io mi stupii molto che fosse già sveglio e in piena azione, non avevo idea di quale fosse il “lavoro dell’artista”. Mi spiegò come la sua arte si basasse anche sullo studio dei grandi della pittura e infatti nella loro casa c’erano moltissime collane d’arte. Imparai che l’artista bohemienne è un’idea, anche chi vive di arte lavora molto e nel caso dello zio fu certamente così.

Artista al lavoro

Annamaria e Nicola , gli zii che per me erano l’esaltazione della famiglia artistica, senza formalismi e barriere mentali, lo zio mi aveva dedicato una poesia quando ero direttrice del carcere di Torino e andavo a trovarli a Genova, raccontavo le mie “avventure” e lui borbottava un po’ così compose una canzoncina che purtroppo non ricordo, ma il senso era: la nipote criminologa dice che i criminali veri stanno fuori e questa è una verità... diceva pure che son terrona, e la zia con una tenerezza infinita cercava di tappargli la bocca, quanto amore traspariva nei gesti fra loro.

Artista al lavoro

Diario di una storia ventennale

Assessore Rita Deschmann​

Nel Giugno 2004 entro per la prima volta a far parte dell’Amministrazione Comunale di Borzonasca quale Assessore alla cultura. Nel novembre dello stesso anno lo scultore Nicola Neonato, residente a Genova ma nativo nel nostro paese, mi manifesta il desiderio di conoscermi per sottopormi alcune sue opere scultoree, incontro che avviene nel mese di febbraio dell’anno successivo a Borzonasca, dove fece ritorno dopo alcuni anni di assenza, ritrovando vecchie amicizie che lo circondarono di affetto e premure e nell’occasione conosco lui e la sua gentile consorte, Sig.ra Inglese Annamaria. Fu un incontro piacevole, dove ebbi modo di apprezzare le sue doti scultoree e pittoriche, tutte relative al periodo della Resistenza, dove aveva partecipato attivamente come partigiano con il nome di battaglia “Il Pollaiolo” e nell’occasione mi manifestò il desiderio di donare alcuni calchi al Comune per essere esposti alla visione del pubblico, purtroppo nel successivo mese di marzo Nicola Neonato, all’età di 93 anni se ne andò, lasciando l’amata consorte, con la quale ho intrecciato un’amicizia sincera.
Grazie a questo rapporto di amicizia, la Signora Annamaria Inglese, anche in rispetto del desiderio del marito, mi propose di donare al Comune di Borzonasca un consistente numero di calchi delle opere sulla Resistenza del marito, conservate da anni in un capannone a Santa Vittoria di Libiola nel Comune di Sestri Levante.
D’accordo con l’allora Sindaco Ivo Pattaro, accettammo di buon grado, visto il loro grande valore artistico, pur senza avere un’idea precisa dove collocarli e in che cosa consistevano, presa visione dei calchi ci siamo resi conto che si trattava di opere in gesso-cemento-ferro, molto pesanti e in parte degradate dall’umidità che ne aveva fatto sbriciolare le parti più fragili, ma la bellezza di ogni opera era ugualmente ammirevole, realistica e fortemente impressionante perché rappresentava i martiri della Resistenza, vittime innocenti della lotta partigiana. Trasferiti i calchi presso il magazzino comunale, è iniziata la nostra ricerca del luogo dove esporli, sono stati elaborati numerosi progetti, richiesto i finanziamenti necessari per anni, ma tutto è risultato inutile, nel frattempo la Signora Annamaria ci ha donato alcune opere in bronzo del marito, che abbiamo esposto nel palazzo comunale e donato un contributo per allestire l’eventuale mostra dei calchi.  
Arriviamo così al 2022, quando finalmente si presenta l’occasione di collocare i calchi per la loro esposizione al pubblico, su proposta del Sindaco Giuseppino Maschio, viene individuata la ex sede della Pro Loco di Borzonasca, situata nei fondi del Palazzo Comunale risalente al 1800, fatti di stanze in pietra a vista, con pavimento in ciottolato originale dell’epoca, già sede di carcere e in grado di sostenere il peso di tutte le opere, restaurata e riportata a nuova vita da giovani iscritti, ma ormai da tempo non più utilizzata. Nel giro di pochi mesi, anche grazie a lavoro di volontariato, i calchi furono collocati in un ambiente che ben si adattava al tema sviluppato, creando una mostra che possiamo definire unica nel suo genere.  Alla morte della Sig.ra Annamaria Inglese i nipoti decisero di donare al Comune una serie di quadri ad olio, raffiguranti scene della Resistenza, che abbiamo collocato in un edificio comunale di recente restaurato, vicino al centro del paese e sede dello I.A.T., per cui facilmente visitabili. Le due mostre permanenti, sia dei calchi che dei quadri, sono state inaugurate il 29 Aprile 2022, con buona partecipazione e apprezzamento, di ospiti proveniente dal Levante Ligure. Dopo anni di preoccupazione, avevamo finalmente realizzato quello che per l’Amministrazione, ed in particolare per me quale Assessore alla Cultura, era la finalità che aveva motivato l’accettazione delle opere con la speranza di poterli esporre al pubblico, affinché, oltre che essere un patrimonio culturale, fossero di monito alle future generazioni per evitare il ripetersi dei tragici eventi ben raffigurati nelle opere esposte.

Diario di una storia ventennale

Nel Giugno 2004 entro per la prima volta a far parte dell’Amministrazione Comunale di Borzonasca quale Assessore alla cultura. Nel novembre dello stesso anno lo scultore Nicola Neonato, residente a Genova ma nativo nel nostro paese, mi manifesta il desiderio di conoscermi per sottopormi alcune sue opere scultoree, incontro che avviene nel mese di febbraio dell’anno successivo a Borzonasca, dove fece ritorno dopo alcuni anni di assenza, ritrovando vecchie amicizie che lo circondarono di affetto e premure e nell’occasione conosco lui e la sua gentile consorte, Sig.ra Inglese Annamaria. Fu un incontro piacevole, dove ebbi modo di apprezzare le sue doti scultoree e pittoriche, tutte relative al periodo della Resistenza, dove aveva partecipato attivamente come partigiano con il nome di battaglia “Il Pollaiolo” e nell’occasione mi manifestò il desiderio di donare alcuni calchi al Comune per essere esposti alla visione del pubblico, purtroppo nel successivo mese di marzo Nicola Neonato, all’età di 93 anni se ne andò, lasciando l’amata consorte, con la quale ho intrecciato un’amicizia sincera.
Grazie a questo rapporto di amicizia, la Signora Annamaria Inglese, anche in rispetto del desiderio del marito, mi propose di donare al Comune di Borzonasca un consistente numero di calchi delle opere sulla Resistenza del marito, conservate da anni in un capannone a Santa Vittoria di Libiola nel Comune di Sestri Levante.

D’accordo con l’allora Sindaco Ivo Pattaro, accettammo di buon grado, visto il loro grande valore artistico, pur senza avere un’idea precisa dove collocarli e in che cosa consistevano, presa visione dei calchi ci siamo resi conto che si trattava di opere in gesso-cemento-ferro, molto pesanti e in parte degradate dall’umidità che ne aveva fatto sbriciolare le parti più fragili, ma la bellezza di ogni opera era ugualmente ammirevole, realistica e fortemente impressionante perché rappresentava i martiri della Resistenza, vittime innocenti della lotta partigiana. Trasferiti i calchi presso il magazzino comunale, è iniziata la nostra ricerca del luogo dove esporli, sono stati elaborati numerosi progetti, richiesto i finanziamenti necessari per anni, ma tutto è risultato inutile, nel frattempo la Signora Annamaria ci ha donato alcune opere in bronzo del marito, che abbiamo esposto nel palazzo comunale e donato un contributo per allestire l’eventuale mostra dei calchi.  
Arriviamo così al 2022, quando finalmente si presenta l’occasione di collocare i calchi per la loro esposizione al pubblico, su proposta del Sindaco Giuseppino Maschio, viene individuata la ex sede della Pro Loco di Borzonasca, situata nei fondi del Palazzo Comunale risalente al 1800, fatti di stanze in pietra a vista, con pavimento in ciottolato originale dell’epoca, già sede di carcere e in grado di sostenere il peso di tutte le opere, restaurata e riportata a nuova vita da giovani iscritti, ma ormai da tempo non più utilizzata. Nel giro di pochi mesi, anche grazie a lavoro di volontariato, i calchi furono collocati in un ambiente che ben si adattava al tema sviluppato, creando una mostra che possiamo definire unica nel suo genere. 

Assessore Rita Deschmann​

Alla morte della Sig.ra Annamaria Inglese i nipoti decisero di donare al Comune una serie di quadri ad olio, raffiguranti scene della Resistenza, che abbiamo collocato in un edificio comunale di recente restaurato, vicino al centro del paese e sede dello I.A.T., per cui facilmente visitabili. Le due mostre permanenti, sia dei calchi che dei quadri, sono state inaugurate il 29 Aprile 2022, con buona partecipazione e apprezzamento, di ospiti proveniente dal Levante Ligure. Dopo anni di preoccupazione, avevamo finalmente realizzato quello che per l’Amministrazione, ed in particolare per me quale Assessore alla Cultura, era la finalità che aveva motivato l’accettazione delle opere con la speranza di poterli esporre al pubblico, affinché, oltre che essere un patrimonio culturale, fossero di monito alle future generazioni per evitare il ripetersi dei tragici eventi ben raffigurati nelle opere esposte.

Gli zii davano spesso l’idea di vivere alla giornata, senza preoccuparsi del domani. Ricordo di un giorno di fine primavera del 1980, in cui mi avevano invitato a fare una gita in barca con loro alle Cinque Terre. Avevamo fatto la spesa e io e la zia stavamo pulendo il pesce. Lo zio, attratto dalla vista del cartoccio con il pesce e gli avanzi, prese una tela, i colori, e subito ricreò l’immagine. Stavamo commentando il quadro, che lo zio considerava solo un bozzetto, ma a me sembrava molto vivo, quando alla barca se ne affiancò un’altra, di un conoscente degli zii. Dopo una breve trattativa, il quadro fu venduto. Lo zio ci guardò con aria molto compiaciuta e disse “Ragazze, sbarchiamo e con il ricavato della vendita, vi porto al ristorante”. Lo zio era infaticabile e creativo, sia quando gli commissionavano qualche opera, sia quando seguiva la sua ispirazione. Un giorno mi ha confessato, che il merito era anche della zia Maria. Da quando si era sposato, sentiva la responsabilità di non farle mancare nulla. Glielo aveva fatto promettere anche nostro nonno Vincenzo, che non si "fidava" di lui, giovane e scapestrato artista. Per Nicola è stata una sfida, ampiamente superata.

Quando andai dalla zia Maria e dallo zio Nicola non pensavo che quella vacanzina si sarebbe trasformata in una avventura indimenticabile. Era il 1965, o giù di lì, ed ero a Rapallo dagli zii, dove mi invitarono a passare qualche giorno in barca con loro. La barca era un gozzo al quale lo zio aveva montato un albero per la vela, a vederlo era strano ma stupendo. Dopo alcune ore di navigazione, era ormai buio, videro che non mi sentivo bene a causa del mal di mare. Fu allora che lo zio Nicola mi mise alla barra del timone per farmi provare a condurre e distrarmi così dal mio disturbo. Il problema è che mi lasciarono solo con l’indicazione di tenere la prua puntata su di una stella e loro andarono a dormire tranquillamente. Ora so che non dormivano affatto ma la sensazione che provai fu indescrivibile, mi sentivo un marinaio esperto che conduceva la nave solcando gli oceani, la barca andava, ovviamente, a motore. Dopo un po’ di tempo lo zio venne a darmi il cambio al timone. Chissà che risate si saranno fatti a vedermi così serio e concentrato con lo sguardo all’orizzonte. Questo erano gli zii, semplicemente meravigliosi e il mio rammarico è sempre stato di non aver avuto la possibilità di passare più tempo con loro. Li adoravo, semplicemente. Enrico Gentile, ex marinaio d’ acqua dolce.

La zia Anna Maria circondata dai nipoti

Ho conosciuto Nicola Neonato durante i miei anni di liceo. [...] Neonato insegnava al liceo artistico ma in privato aveva organizzato un corso libero di nudo frequentato sia da alunni suoi sia da appassionati d’arte. Fu così che iniziò la nostra conoscenza trasformatasi presto in una solida amicizia sostenuta da una comunità di interessi. [...] Questa frequentazione cambiò il mio modo di vedere la vita. Fu un vero capovolgimento di valori. Lo ammiravo per la sua pittura, ma mi affascinava anche la sua vitalità, la sua disponibilità ad ascoltarmi, l’indipendenza di giudizio, il timbro genuino con cui affrontava la realtà, la molteplicità dei suoi interessi. Aveva una vasta cultura da autodidatta [...] Ricordo ancora i miei soggiorni a Borzonasca. Si andava a dipingere paesaggi nel torrente. Io mi muovevo a fatica tra tutte quelle pietre semisommerse nell’acqua. Neonato invece saltava tra una pietra e l’altra con un’abilità impensabile data anche la sua massiccia mole corporea[...] Neonato non dava nessuna importanza all’eleganza del vestire[...] Una volta dovette andare a Roma a trovare un suo amico ministro: Si presentò al Ministero all’usciere chiedendo di parlare con il Ministro, l’usciere sorrise con scherno vedendolo vestito così modestamente e gli fece capire che parlare con il Ministro non era così facile come lui pensava, avrebbe dovuto fare una serie di domande per via gerarchica per poter parlare con Sua Eccellenza. Il quel momento si sentì un grido: ”Nicola!”: era il Ministro che sceso da una scala dell’edificio stava uscendo e l’aveva salutato con entusiasmo e calore. Erano stati compagni d’armi perché avevano partecipato insieme alla Resistenza. Naturalmente l’usciere rimase sbigottito per la brutta figura fatta.

Annamaria la ricordo come nel '59, su scoscesa e sassosa sponda dei suoi dintorni, che, pinne in braccio, in monopezzo turchese o giù di lì, si avvicinava alla riva [...] [...] ma anche voce al telefono, pochi anni fa, felice di essere riuscita, dopo dieci anni di tentativi, a riprodurre qualunque motivo alla tastiera. Ovunque la Sua Continuità sia andata a parare, STIA BENE, con Nicola o come meglio Le pare!